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fonte: MUSICLETTER

Si parla spesso di crisi ma mai di passione; quella che ha spinto i piemontesi Schneeflock a spostare l’obiettivo dell’underground italico. Non più autocelebrazione del proprio io ma concessione ed esternazione dei propri sentimenti. Solamente la verità (anche quella che fa più male) concede all’uomo una via di fuga; la poesia come unico modo per abbattere una crisi che sta intaccando anche il nostro cervello. Ecco quindi “Spotlesslies“, disco dal grande respiro internazionale che delicato ci avvolge in spire post-rockdifficili da catalogare, proprio perchè proviene dal cuore. “Hate song” posta in apertura è poesia. Come si spiega un flusso di emozioni? Semplicemente abbandonandoci a essi. Arrivano a seguire il rock di “Indeed” e i riff che squarciano il cielo di “Peanuts“, l’ondulante e sensuale “The cake is a lie” e la delicata oasi di “Dolls“. Trentaquattro minuti di musica in crescita esponenziale per il vostro personale grafico salva crisi. 

Nicola Guerra

 

 

Buon compleanno, Circolo Ratatoj!
(“La Guida”, 16 dicembre 2011)

Il circolo culturale Ratatoj si trova a Saluzzo, in via Alessi 8, in un seminterrato che in precedenza era un magazzino dismesso e che, grazie ad un gruppo di appassionati volontari, è diventato un luogo imprescindibile per chiunque in provincia ami la musica alternativa.
Sabato 3 dicembre, per festeggiare il decimo compleanno del locale, l’effervescente staff ha invitato un nutrito drappello di band del Cuneese (alcune di esse riunitesi per l’occasione) a esibirsi ciascuna per dieci minuti, eseguendo solo cover di canzoni italiane. L’iniziativa ha avuto un successo straordinario per l’atmosfera calda e speciale, per il notevolissimo affollamento di persone e per la qualità musicale che hanno caratterizzato la serata.
Ad esempio, i Banda Fratelli hanno eseguito una riuscita interpretazione di “Mona Lisa” di Ivan Graziani, mentre i Wild Boys (alias Chiara Panero, ex-Boneshaker) hanno proposto “Il cielo in una stanza” à la Carla Bruni. I diverba si sono esibiti in un pezzo di Samuele Bersani e in “Profondo rosso” dei Goblin. Gli Schneeflock hanno offerto prima “L’amore pensato” di Max Gazzé (ospite Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione, che prima aveva cantato ovviamente anche con gli Airportman) e poi un’energetica “Musica ribelle” di Finardi.
E’ stato poi il turno della riunione speciale di tre band. IWindow Shop For Love hanno eseguito con entusiasmo “Ogni adolescenza” dei Tre Allegri Ragazzi Morti e “Via con me” di Paolo Conte. Di seguito, le Uovatomiche, band storica della scena alternativa cuneese, hanno eseguito la performance più emozionante della serata basata su un’intensa versione di “Iconoclasta” dei Fluxus, un’eccezionale rilettura hardcore punk di “Fiume Sand Creek” di De André e, visto l’entusiasmo del pubblico, un pezzo del loro repertorio. Finale affidato alla band punk Dixgusto con un brano di Jo Squillo e due classici dei CCCP.
Nella prima parte della serata, persa dai cuneesi più pigri giunti a Saluzzo in ritardo, era toccato a Luca Oggero, Silent Bliss, Devil May Care, Huno e Cani Sciorrì, i quali avrebbero colpito i presenti con “Mistero” di Ruggeri e “Il ballo di San Vito” di Capossela.

Paolo Bogo

 

 

fonte: www.sonofmarketing.splinder.com

UNKNOWN ITALIAN PLEASURES: Schneeflock

Recensione di Spotless lies
di Mara D’Andria

Oggi vi parlerò di una band che ho scoperto quasi per caso girovagando sul web in una giornata, dove a farla da padrona c’era un inesauribile carico di monotonia. Sin da subito mi ha colpito la copertina dell’album; un’immagine surreale che raffigura una bimba con il baffetto alla Hitler che se la ride di gusto. Foto che ho scoperto poi ispirarsi al film sonoro di Charlie Chaplin, intitolato appunto ”Il grande dittatore”. Loro sono gli Schneeflock (non sono ancora certa che si tratti dell’articolo giusto) e arrivano da Cuneo. Attivi da circa quattro anni hanno pubblicato lo scorso Aprile il loro nuovo album, ”Spotlesslies”. Reduci da un lavoro precedente ”Hostage of Pride” datato 2008, i ragazzi non hanno solo apportato dei cambi nella formazione originale (aggiunta di tastiere e cambio chitarrista) ma soprattutto hanno acquisito quella buona dose di maturità artistica , che ha rappresentato un ingrediente fondamentale nella composizione del lavoro, curato e prodotto da Paride Lanciani.
Un colpo di fulmine a ciel sereno. Ebbene sì, perché questo è un album che cattura già dal primo ascolto, non chiede la tua attenzione, se la prende e basta; come quando nevica e tutti alzano gli occhi al cielo per vedere i fiocchi venire giù, come se fosse viva l’illusione di perdersi in quella bianca distesa. La stessa illusione è il tema che pervade l’intero album. Non è un caso che il titolo ”Spotless lies” ( bugie senza macchia) spinga in realtà al concetto stesso di vana speranza, perché le bugie vorrebbero essere bianche ma non lo sono, perché ti convincono che puoi avere tutto ma non è esattamente così che funziona. L’abbaglio che offusca la mente in un mondo dove non sempre si è padroni delle proprie scelte.

Gli Schneeflock cantano in inglese e il loro sound è caratterizzato da una vena sperimentale ma accessibile, viene ripreso il gusto per la naturale ruvidezza dei suoni dovuto anche al fatto che l’album è stato registrato tutto in presa diretta in uno studio specializzato in registrazione analogica. Il fascino dei brani si regge su esplosioni melodiche fatte di pensieri sparsi e delicati riff di chitarre.

Ad aprire le danze ” Hate song” un brano che si snoda tra reminescenze post rock e aspirazioni da colonna sonora. Una canzone che ti arriva dritta al cuore con la sua atmosfera malinconia e trasognante. ”Indeed’ è animata da un crogiolo di suoni alternative rock di forte impatto sonoro.

Segue sulla stessa scia sonora ”Peanuts”, passionale ballata che si muove con dimestichezza tra linee melodiche sorrette da chitarre dolci e acide, ritmi graffianti e delicati synth spumosi. ”Climax”,mai titolo più azzeccato per un brano caratterizzato da un crescendo di suoni che raggiunge la massima intensità con l’ingresso di una vocalità persuasiva e intensa. A metà lavoro ci si può rendere conto dell’immane e scrupoloso impegno che ci sta dietro la produzione di otto brani mai scontati e banali. A metà scaletta la band piazza una bellissima sequenza che comprende le bellissime ”Hurts” e ”Dolls”. Un lavoro complessivo che non annoia nemmeno dopo numerosi ascolti , che potranno svelarvi musicisti e autori che meritano di essere ascoltati e riconosciuti.

 

 

fonte: www.rockit.it

SCHNEEFLOCK Spotless Lies

Recensione di Spotless lies
di Alessandro Caiazzo

Schneeflock è un fiocco di neve. Un fiocco di neve inusitato: all’apparenza elegantemente freddo, ma infuocato e colmo di rabbia al suo interno.

L’incipit poetico quanto rabbioso di “Spotless Lies” è affidato ad un gioiellino post-rock che ricorda molto il sound strumentale degli Explosions In The Sky; “Hate Song” apre ufficialmente le danze. “Indeed” indirizza invece su un sound più alt-rock nel quale la voce a tratti ricorda quella di Brian Molko dei Placebo; arachidi fluttuanti nelle melodie sinuose di “Peanuts” fatte di synth delicati e riff che deturpano in qualche modo la dolcezza melodica del brano.

“Climax” è un fiume che corre dolcemente verso il proprio mare, impossibile non vederci del post-rock, prima eclettico poi frenetico, una corsa contro il tempo. Spazio per una ballata dolorosa con “Hurt” e un finale acustico (“Dolls”) che sconfigge anche quel minimo di monotonia presente nel disco.

Un sound inusuale, sperimentale ed interessante. Gli Schneeflock fendono l’animo dell’ascoltatore con la loro eleganza melodica e – nonostante tutto – colma di rabbia e passione. Un buon risultato, considerando che questo è il loro secondo EP. Speriamo che la loro crescita continui.

 

 

fonte: rocksaloon.blogspot.com

SCHNEEFLOCK Spotless Lies

Recensione di Spotless lies
di Diamond Dog

Vengono dalla provincia di Cuneo. Hanno fatto un lavoro coraggioso, cantato totalmente in inglese e totalmente immune da concessioni alle classifiche. Una musica molto emotiva e profonda, giocata sui chiaroscuri e i mid tempos, carica di “drama” soprattutto nella voce, diretta e non intellettualoide come fanno gran parte dei gruppi italiani che vanno per la maggiore.
SPOTLESS LIES è il titolo del lavoro, qua un assaggino..una specie di backstage con in sottofondo il pezzo forte del disco, INDEED, una canzone che se l’avessero incisa i Kula Shaker adesso sarebbe nelle liste dei best shoegaze degli anni ’90.
Ma non è l’unica canzone importante, memorabile e ben definita; a me piace da morire anche DOLLS, e anche HATE SONG è molto intensa.
Certo è un disco di esordio e ci sono da fare delle rifiniture, c’è da togliere un pò di “acerbo” qua e là, c’è da focalizzare meglio la cifra stilistica. Ma le premesse per avere una band importante capace di giocarsela anche a livello internazionale (perchè il posizionamento è già così!) ci sono tutte.
A loro un clamoroso in bocca al lupo e a chi mi legge cercate il disco che non rimarrete delusi.
Musica itagliana non ruffiana. Non ce n’è molta, davvero.

 

 

fonte: be-urself.com

Viaggio… non troppo lontano.

Recensione di Spotless lies
di Maurizio Griglio

Eccolo, il tanto atteso platter dei nostri eroi ha finalmente visto la luce.
Personalmente ero molto curioso di ascoltare la produzione analogica di Paride Lanciani… bene veniamo al dunque.
Per il sottoscritto tale disco si è rivelata una delusione e la cosa mi rammarica non poco.
Il duo di apertura del disco Hate Song e Indeed rappresentano l’apice massimo di tutto il disco, Indeed in particolare presenta un bel ritornello trascinante. Le successive tracce, tra le quali Peanuts, Climax, Hurts (Song con la collaborazione di Devil May Care), proprio non decollano.
Il disco è pregno di atmosfere rarefatte ed ottimi arrangiamenti (in questo senso è apprezzabilissimo il lavoro svolto in fase di stesura dei brani) pur tuttavia questi, da soli, non riescono a dare quella qualità dei brani necessaria affinché il lavoro sia apprezzabile. Il vero problema di questo disco risiede nella struttura stessa della forma canzone. Essa infatti è un modello assolutamente piatto, privo di quelle tensioni che darebbero ai brani quel pizzico di pepe di cui tanto necessitano.
La produzione è invece curata e piuttosto ben bilanciata, anche se, a mio parere, avrei tenuto la voce un pelo più indietro nel mix finale così da perdere nell’insieme le tante imperfezioni vocali sparse qua e là ( ciò non toglie che la prova vocale sia assolutamente sopra la sufficienza).
In breve, per il sottoscritto, encefalogramma piatto.

 

 

fonte: Culture Club 51 (l’unione del monregalese)

Gli Schneeflock, che accompagneranno i cinesi PK14 (al circolo Ratatoj ed all’HMA), sono usciti con SpotlessLies

Recensione del nuovo ep
di Viter Luna

[…] Il secondo album riguarda gli Schneeflock che hanno tirato fuori dal cilindro un prodotto tutt’altro che scontato e senza dubbio impegnativo, a partire dala tipologia di registrazione (tutto in analogico).

L’album è interessante pur proponendo un sound che rievoca a seconda dei brani gente come Placebo (Indeed), Blur (nella prima parte della lisergica Climax), Tool (in Trivial) o il grunge acustico di Hurt.

Nelle pieghe dei brani si trova attenzione per i suoni, per le linee melodiche e quelle ritmiche, così come per gli arrangiamenti:
il risultato non sempre è perfetto, ma sicuramente Spotless lies appare interessante,specie perché dopo il primo ascolto è sorta la  curiosità
di avanzare, di non limitarsi ad un primo giudizio, e mano a mano che i brani diventano famigliari l’album guadagna un giudizio sempre più positivo, e ci si ritrova a fischiettare anche i ritornelli di Hate Song e di Dolls, oppure si resta sempre più affascinati dalla coda di Trivial (Peanuts) […]

 


fonte: http://kabajoloco.blogspot.com

P.K. 14 & Schneeflock live @ HMA

Recensione della serata di presentazione dell’ep presso Hiroshima Mon Amour – TO
di Lorenzo

venerdi 29 aprile
Non capita spesso che ci sia la possibilità di vedere per la prima volta il gruppo in cui suona e canta un tuo amico, su un palco tra l’altro importante e che nella stessa serata siano presenti per la prima volta in Italia un gruppo proveniente dalla Cina, da Pechino. E il tutto con ingresso libero.
L’occasione è offerta grazie all’Istituto Confucio di Torino in collaborazione con l’Università degli studi di Torino.
Aprono la serata gli Schneeflock, band cuneese in cui l’amico Michele èvoce e chitarra.
Presenti alla serata io, LuisaViviana & TofDavide…una piccola delegazione aziendale …in pratica!
Che nome strano ha questa band: Schneeflock, che con una E finale in tedesco significa “Fiocco di neve”……e ad HMA presentano il loro nuovo EP, “Spotless lies“. Il repertorio richiama i Radiohead e ricorda in certe occasioni gli aspetti meno cupi dei Cure, il tutto ben miscelato a rock ed elettronica. L’inizio del concerto dal punto di vista scenografico mi ricorda per un momento addirittura Out of control-live dei Fratellini Chimici ……un po’ per la scarica di battiti e un po’ per le proiezioni sul palco (l’omino che si dimena…)….eh si perchè oltre al sorprendente impatto musicale anche lo show è ben curato: immagini in bianco nero tratte da Sin City o le riprese del concerto stesso riproiettate sul palco….
Spotless lies contiene 8 pezzi originali, da ascoltare con calma, rilassati, da assaporare pezzo dopo pezzo.

Dopo gli Schneeflock salgono sul palco i PK14 band alternative rock-underground cinese, per la prima volta in Italia, ieri sera ai Magazzini del Sale a Venezia e domani al Circolo Ratatoj di Saluzzo, ancora con gli Schneeflock.
Per la band capitanata da Yang Haisong è numerosa la presenza di connazionali tra i pubblico.
Onestamente il genere non è tra i miei preferiti, la prima impressione è che i brani siano tutti abbastanza simili come ritmo….e quindi dopo circa mezz’ora dichiariamo conclusa la serata.

Complessivamente una piacevole scoperta nei confronti degli Schneeflock e l’occasione di vedere una band cantare in cinese……e la conferma che organizzare delle serate a ingresso libero permette una notevole affluenza di pubblico, sì presente per curiosità ma che ha comunque l’occasione di conoscere nuovi artisti, senza dover sborsare “al buio” 7-10 € per entrare.

I soldi dell’ingresso sono spesso comunque poi spesi in bevande (e quindi il locale un po’ di incasso col bar lo ottiene…anzi più è numeroso il pubblico …maggiore è la probabilità di consumazioni) o nell’acquisto del CD della band o altro loro merchandising (e quindi anche la band probabilmente incassa qualche euro in più rispetto a una serata a pagamento….)

Meditate, cari organizzatori e gestori di locali…..la gente ha voglia di musica….ha voglia di conoscere artisti nuovi ….ma non può ogni volta sborsare 15 euro!

 

 

fonte: Acting Out Magazine

IL PRANZO PER FARLI CONOSCERE

 

Gli Schneeflock presentano Spotless Lies
di Giorgia Tomatis


Ho provato il caffè con la cannella. Scuro, gusto nuovo, servito in una tazzina Starbucks che di Starbucks non era più, e che sapeva dunque di furtivamente globale.
Viene da pensare ai puristi del caffè, quelli che magari non mettono neanche lo zucchero. Loro e quello sfacciato fascino da intenditore, di chi ha tutto sotto controllo e si fa solo di cose di qualità. Ci sono i puristi, sì, ma anche quelli che no. Ci sono quelli che solo le cose standard, che una cosa dev’essere quella, non si può mischiare, inquinare. Ma anche quelli che le etichette alle volte son da strappare via.
E poi a me, quel caffè, è piaciuto.Convenevoli Nel 2008 Hostage of Pride, un disco dalle sonorità nordiche, spazio allo strumentale, all’elettronica. Ora esce il nuovo album, molte cose sono cambiate, non solo la vostra formazione. Cosa c’è di nuovo?
Gianluca: “Non è un vero e proprio cambio di direzione, però abbiamo realizzato sicuramente un disco più diretto, che arriva prima al pubblico”.
Fabio: “Sì, c’è più empatia, ti prende nella pancia, più che nelle orecchie”.
G: “Siamo cambiati, la maturità sta nel fatto che magari prima non sapevamo bene cosa fare, ma poi si arriva a voler osare qualcosa di più. Non ci siamo più limitati nell’usare strutture tradizionali, il punto è che si suona sempre per noi stessi, però si vuol far passare un messaggio. E se questo passa solo a tre persone su cento si perde il senso del nostro lavoro, vogliamo arrivare ad un pubblico più ampio”.

Aperitivo (Coca cola)

L’empatia, si diceva. Più facilmente rintracciabile anche nei suoni del disco, registrato alla OXYGEN di Paride Lanciani. Che tipo di esperienza è stata?
F: “Partirei col parlare di Paride. Lui Ha una certa concezione della registrazione: il suo stile è riconoscibile proprio come quello di allievo di Steve Albini, produttore di Sonic Youth, Mogwai, Pixies, Dirty Three e molti altri. È una persona molto particolare, colta, con grandi collezioni di dischi, vinili, cd. E il suo studio di registrazione si trova in un posto magnifico, sperduto nei boschi, ad una ventina di minuti da Saluzzo. Lì abbiamo passato quattro giorni. Vivere e suonare, tutti insieme”.
G: “È stato bello, era un po’ come essere in ritiro, come andare in vacanza, lo sentivo come a mille km da casa, in mezzo alla natura, nell’atmosfera adatta per suonare, però con tutta la tecnologia di cui avevamo bisogno: cellulari, computer. E anche l’xbox”.
F: “E’ stato registrato tutto in presa diretta, tranne le voci. Il suono è quello di un live, e alcuni errori li abbiamo tenuti per dare proprio l’idea della complessità dell’ambiente di registrazione digitale, infatti si può sentire l’effetto dei microfoni che prendevano il suono anche dallo strumento affianco. Poi è finito tutto sul nastro, su bobina, e abbiamo ottenuto un suono più sporco. È stato molto utile l’ambiente che si è creato, ci ha messo nella condizione ideale per lavorare perché eravamo senza orari, magari finivamo di registrare a mezzanotte e cenavamo a quell’ora. Abbiamo anche fatto il mixaggio e il master con Paride, anche se lui è specializzato in registrazione. Siamo soddisfatti, anche perchè è la prima volta che facciamo un lavoro professionale: anche il digipak e il libretto con i testi; usciremo in mille copie e poi vedremo”.
G: “Adesso che Spotless Lies è pronto l’obiettivo è quello di portarlo in giro, farlo conoscere anche perché non abbiamo una distribuzione. L’idea sarebbe quella di costruirsi una tournée di venti giorni. Per ora abbiamo avuto solo delle date in Francia, e distribuito qualche copia in Germania. A differenza di altri gruppi, anche per farsi conoscere all’estero, l’inglese ci permette di presentarci in un altro modo”.

Primo (Insalata di farro, mele, noci, sedano)

Due date in Francia e poi, la prima in Italia, sarà quella a Torino, il 29 aprile. Aprirete i P.K. 14. Da Saluzzo all’Hirosima Mon Amour. Che tipo di serata sarà?

Roberto: “Tutto nasce da un progetto molto più ampio, non è la tipica data come gruppo spalla. L’Istituto Confucio, che promuove di mediazione tra la cultura cinese e quella italiana, sponsorizza Chinese bridge, una competizione che sarà premiata a Torino il 29 aprile. Per l’occasione abbiamo pensato di proporre un evento musicale e di fare qualcosa di diverso dal solito. Non più un concerto di musica classica come le passate edizioni, ma una serata rock. Così sono stati invitati, per la prima volta nel nostro paese, i P.K.14, un gruppo post-punk, il cui cantante, Yang Haisong, si può pensare come un mezzo poeta. Loro sono stati i primi in Cina ad aprire il filone della musica underground, e tutti gli altri gruppi del sottobosco musicale cinese si sono ispirati a loro. Presenteranno l’ultimo loro disco, che rispetto ai precedenti è più tranquillo, dolce ed ascoltabile. Il concerto, inizialmente, doveva essere realizzato in Piazza Vittorio, ma poi per problemi logistici e di budget si è pensato di spostare tutto in un locale. Così, siamo stati molto fortunati, e abbiamo trovato uno spazio all’Hiroshima”.Secondo (Alette di pollo messicane) Anche voi presenterete il nuovo disco all’HMA. Cos’è Spotless Lies?
F: ”Spotless lies sono le bugie senza macchia. Dietro la filosofia dell’album non c’è un concetto politico, però volevamo descrivere questo periodo in cui si vive un malessere generale, che si ritrova in tutti i campi”.
R: “Credo che il termine più adatto per riferirsi al concetto che sta dietro a Spotless Lies sia quello di ‘illusione’. A prescindere dal colore politico di ognuno di noi, viviamo in un periodo in cui si è spinti a credere a cose che non si avverano”.
Ebio: “Possiamo definirle bugie che vorrebbero essere bianche, ma non lo sono, perché ti illudono, ti convincono che puoi avere tutto, ma non è così. Ti dicono che da grande farai quello che vuoi. Ma ora siamo diventati grandi e la realtà è quella che è”.

Contorno (Crocchette di patate a forma di smile)

Il concetto di illusione come viene affrontato nelle canzoni? E quali sono le immagini evocate dal vostro progetto?
F: “Indeed è il pezzo più immediato, diretto, il singolo ideale. Si parla di chi usa le forme di potere. Ti fanno credere di avere voce in capitolo, ma non è così. Anche nella vita quotidiana accade. Alcolici, droghe, stupefacenti sono un esempio di illusioni, distorcono l’idea della realtà. In The cake is a lie parliamo proprio di questo”.
E: ”Le illusioni sono di diversi tipi, per esempio le droghe sono l’illusione che ricerchiamo noi stessi, mentre al resto siamo costretti dall’esterno”.
F: ”Peanuts parla di una persona che cammina di notte e vede la città senza filtri, senza occhialini rosa. Poi, di solito non scriviamo canzoni che parlino d’amore, ma in Spotless Lies abbiamo Hate song che è una grandissima storia d’amore. Le sonorità sono diverse dal progetto passato però c’è una liaison, un legame con quello che eravamo prima anche perchè tre su cinque siamo sempre noi. Prima di cambiare i componenti avevamo la stessa idea di musica, il background non era così distante. Ora è più difficile conciliare tutto, però è accattivante, e le immagini che passa questo disco sono le più disparate. Per esempio, Climax, mi lega a un’immagine precisa, quella di una tigre, perché c’era Roberto che si immaginava una tigre alla tastiera che faceva il suo slide. Hostage of Pride era un oceano di notte, la nebbia, erano immagini molto invernali. Questo disco è più primaverile, estivo, passa altre sensazioni”.
G: “E poi nasce con l’intenzione di dire che siamo arrivati fin qua, che quello che abbiamo fatto è ok perchè c’è un messaggio più forte, c’è un approccio più aggressivo, anche perché abbiamo più convinzione nei mezzi che abbiamo”.
F: “Un pezzo singolare è Colours. L’abbiamo improvvisata, doveva essere una ghost track. È un pezzo di solo chitarra e voce, però poi abbiamo pensato che sarebbe stata sprecata perché aveva già una sua definizione. Verrà comunque rielaborata in qualche altra forma. È una canzone particolare anche perché si può sentire in sottofondo la voce di Michele, quella della primissima registrazione. Michele collabora spesso con Simone Pagliano, che ha partecipato anche alla realizzazione di Hurt e ci ha seguito durante la registrazione. Un altro componente importante del gruppo è Stefano Bori, che si occupa dei visual e delle riprese live, con cinque telecamere, per le proiezioni sullo sfondo dei nostri concerti. Stefano è un componente a tutti gli effetti, e partecipa ovviamente soprattutto alla fase live”.

Caffè (con la cannella)

Spotless Lies è presentato come un’evoluzione rispetto al passato. Prendevate ispirazione dai gruppi icelandic e post rock. Ora in che direzione state andando?
F: “Il fatto è che vogliamo porci meno paletti, liberarci da idee preconcette. Volevamo vedere che ne sarebbe uscito. Etichette come post-rock o simili non esprimono tutto quello che facciamo. C’è un pezzo che per esempio potremmo definire reggaeggiante perché è in levare, non si può dare un’etichetta precisa, una definizione. È una mescolanza”.
E: “Il punto di forza del gruppo è che si basa su persone con ascolti molto diversi alle spalle, e quindi per andare oltre cerchiamo di uscire dai soliti problemi che ci si fa riguardo alle influenze musicali, ognuno ha un suo rapporto col passato musicale. Nel momento in cui c’è questa consapevolezza, i vantaggi si notano sia a livello di suono che di scrittura, c’è più materiale da cui partire, è un mix di generi”.
R: “Certo, queste diversità portano anche delle difficoltà dal punto di vista compositivo, però il lavoro di gruppo funziona. Le etichette di per sé non mi piacciono, faccio fatica ad identificare un genere in cui potremmo inserirci. Chiunque ci ascolti non sa bene come definire gli Schneeflock, è una questione di apertura al nuovo. È come il caffè con la cannella. C’è chi lo prova e chi non ci si avvicina neanche”.

[…]

R: “E comunque alla fine siamo rock”.

VENERDI’ 29 APRILE
ore 22
Hiroshima Mon Amour
Via Bossoli 83, Torino
SCHNEEFLOCK + P.K.14
Ingresso gratuito
http://wwww.myspace.com/schneeflock
http://www.myspace.com/pk14